Hydrion Core Hydrogen Water Bottle

Acqua strutturata o all’idrogeno: una si misura, l’altra no

L’acqua all’idrogeno e l’acqua strutturata vengono entrambe vendute come un’alternativa migliore all’acqua del rubinetto, e le due affermazioni vengono messe a confronto così spesso nella stessa frase da sembrare versioni della stessa idea. Non lo sono. L’acqua all’idrogeno contiene un gas disciolto specifico, l’idrogeno molecolare (H2), e la quantità di quel gas in un dato campione si può misurare con uno strumento identificabile e riportare come numero, in parti per miliardo (PPB) o milligrammi per litro. L’acqua «strutturata» o «esagonale» descrive una presunta riorganizzazione delle molecole d’acqua in una forma stabile e ordinata, ma nessun metodo di laboratorio standard è riuscito a dimostrare che questa disposizione esista o che si comporti in modo diverso dall’acqua ultrapura. Per confrontare le due cose, il criterio utile è chiedersi se un’affermazione si possa verificare con uno strumento oppure soltanto attraverso una descrizione.

  • L’acqua all’idrogeno è acqua con H2 disciolto, una quantità che si può verificare con reagenti in gocce, un misuratore elettronico o una tecnica di laboratorio come la gascromatografia.
  • L’acqua strutturata o esagonale descrive una presunta disposizione molecolare che l’analisi con risonanza magnetica nucleare (NMR) non è riuscita a distinguere dall’acqua ultrapura, né persino dall’urina umana, nell’ambito della stessa prova.
  • L’ORP (potenziale di ossidoriduzione) viene spesso mostrato accanto ai valori dell’idrogeno, ma è una misurazione elettrica generica, influenzata da diversi fattori, e non una lettura specifica dell’idrogeno.

Che cosa sostiene davvero l’idea di «acqua strutturata»

Secondo la tesi alla base dell’acqua strutturata, è possibile riorganizzare l’acqua liquida ordinaria in un reticolo esagonale stabile, talvolta descritto come una «quarta fase», distinta da quella solida, liquida e gassosa, e questa disposizione cambierebbe il comportamento dell’acqua o il modo in cui interagisce con il corpo. È un’idea specifica e verificabile, quindi è legittimo chiedersi che cosa succede quando viene sottoposta a una prova concreta.

La risonanza magnetica nucleare, il metodo standard con cui i chimici esaminano la disposizione e il movimento delle molecole in un liquido, è stata usata per analizzare l’acqua venduta come esagonale o strutturata, senza rilevare differenze significative rispetto all’acqua ultrapura e nemmeno rispetto all’urina umana con la stessa prova (fonte: Acqua esagonale). Uno dei motivi per cui una struttura stabile e su larga scala è difficile da conciliare con i principi fondamentali della chimica dell’acqua riguarda i tempi: i legami a idrogeno che collegano tra loro le molecole d’acqua si rompono e si riformano continuamente, in intervalli inferiori a 200 femtosecondi. È un processo troppo rapido perché un reticolo ordinato possa mantenersi in un intero bicchiere d’acqua (fonte: Acqua esagonale).

Inoltre, non esiste un’unità di misura. Per l’idrogeno si usano PPB e mg/L, un forno ha una temperatura e l’acqua del rubinetto ha un valore di TDS in ppm. L’acqua strutturata o esagonale non ha un numero equivalente che un laboratorio riporti, che un soggetto indipendente verifichi o che venga indicato sull’etichetta di una bottiglia. Un’affermazione che non si può misurare con alcun metodo specificamente identificato non è automaticamente falsa, ma non è nemmeno verificabile: è questo a distinguerla dal termine di paragone usato in questo articolo.

Che cosa sostiene davvero l’idea di «acqua all’idrogeno»

Questo gas disciolto, l’idrogeno molecolare (H2), entra nell’acqua in due modi comuni: tramite elettrolisi, che scinde le molecole d’acqua e rilascia H2 gassoso su un elettrodo all’interno di una bottiglia, una caraffa o una macchina, oppure tramite una compressa reattiva, in cui il magnesio reagisce con l’acqua rilasciando idrogeno gassoso mentre si dissolve. I due metodi portano allo stesso tipo di gas nell’acqua, generato però in modo diverso.

L’interesse per l’assunzione di H2 risale a una serie di studi di laboratorio e sugli animali, in particolare a un articolo del 2007 di Ohsawa e colleghi pubblicato su Nature Medicine, secondo cui l’idrogeno molecolare poteva reagire selettivamente con il radicale ossidrile, una forma particolarmente reattiva di specie reattive dell’ossigeno, dannosa per le cellule, in colture cellulari e in modelli animali di lesioni cerebrali causate da una riduzione del flusso sanguigno (fonte: Ohsawa et al., Nature Medicine (2007), tramite Europe PMC). Si tratta di un risultato relativo a un meccanismo chimico osservato nelle cellule e negli animali, non di un esito dimostrato nelle persone, e non significa che bere acqua all’idrogeno curi o prevenga alcuna patologia. Offre però una ragione chimica specifica e verificabile per considerare la concentrazione di H2 un valore significativo, anziché un espediente di marketing.

Essendo un gas identificabile, la quantità disciolta in una determinata bottiglia d’acqua in un dato momento è una grandezza fisica reale. Aumenta durante un ciclo di elettrolisi, diminuisce quando l’acqua resta esposta all’aria e si può rilevare e riportare come numero, come accade con qualsiasi gas disciolto.

Come si misura davvero l’idrogeno disciolto

Il fatto che in teoria si possa misurare l’idrogeno non significa che tutti i valori di idrogeno riportati sulle etichette siano stati misurati allo stesso modo. Esistono tre metodi che rilevano effettivamente l’H2; una lettura comune, invece, non lo fa.

  • Reagenti di titolazione in gocce. Un reagente correlato al blu di metilene cambia colore in presenza di idrogeno disciolto, e il numero di gocce necessario per decolorare completamente un campione fornisce una lettura espressa in frazioni di una parte per milione. È un metodo economico e specifico per l’idrogeno, anche se si tratta di una prova manuale che lascia un certo margine di variazione nella lettura da una persona all’altra.
  • Misuratori di idrogeno disciolto. I sensori elettronici indicano direttamente la concentrazione in ppm o PPB. Gli strumenti più precisi sono apparecchiature da laboratorio, non dispositivi tascabili, e la precisione varia a seconda del sensore e della calibrazione: è una questione distinta dal fatto che il metodo misuri l’idrogeno (l’argomento è approfondito nell’articolo sul confronto tra i misuratori di idrogeno disciolto).
  • Gascromatografia. È il metodo di laboratorio che separa e quantifica direttamente i gas disciolti, riportando in genere i risultati in milligrammi per litro. È la tecnica di riferimento quando un risultato deve poter essere sottoposto a verifica indipendente.

L’ORP, o potenziale di ossidoriduzione, viene spesso mostrato accanto ai valori dell’idrogeno. È utile essere precisi su ciò che misura davvero: la tendenza generale di una sostanza ad acquistare o cedere elettroni, espressa in millivolt. L’idrogeno gassoso porta effettivamente l’ORP su valori negativi, ma lo stesso fanno il pH, la temperatura e i minerali disciolti, che non hanno nulla a che vedere con la quantità di idrogeno. Una lettura ORP negativa indica la presenza di qualcosa che riduce, non quantifica l’idrogeno; trattarla come se lo facesse significa attribuire al valore più di quanto possa indicare (la spiegazione completa si trova nell’articolo su come misurare l’idrogeno nell’acqua).

Come si presenta un valore di idrogeno verificato in laboratorio

Un modo utile per capire che cosa significa «misurabile» nella pratica è esaminare il risultato di una prova reale, invece di limitarsi a una scheda tecnica. Un laboratorio indipendente, H2 Analytics, ha usato un gascromatografo SRI 8610C, lo stesso tipo di strumento descritto sopra, per analizzare alcune bottiglie della gamma Hydrion e riportare l’idrogeno disciolto in milligrammi per litro. La metodologia completa e i risultati sono illustrati nel rapporto di certificazione del laboratorio indipendente.

Bottiglia per acqua all’idrogeno Hydrion Core, usata nella prova indipendente con gascromatografia descritta in questo articolo.
La bottiglia Hydrion Core, misurata in modo indipendente tramite gascromatografia a 9,00-9,14 mg/L di idrogeno disciolto dopo un ciclo di prova di 20 minuti; lo stesso rapporto ha misurato 5,85-6,05 mg/L in una prova separata e più breve, della durata di 10 minuti.

Il risultato di laboratorio si affianca alle specifiche riportate sulle pagine prodotto delle bottiglie, un tipo di verifica diverso ma comunque controllabile; prima di metterli a confronto, però, è importante considerare la durata del ciclo. La bottiglia Core è indicata con una produzione fino a 5.000 PPB (5 ppm) tramite elettrolisi PEM con platino e iridio, con un ciclo che si conclude in meno di cinque minuti: un tempo sensibilmente inferiore ai 20 minuti della prova di laboratorio. Il valore di 9,00-9,14 mg/L è quindi il risultato del ciclo più lungo, non una descrizione di ciò che un normale ciclo di cinque minuti produce nella bottiglia; la misurazione di 5,85-6,05 mg/L ottenuta dal rapporto dopo 10 minuti è più vicina all’uso quotidiano. La bottiglia Hydrion Pulse ha specifiche diverse: circa 4.000 PPB con un’impostazione di 5 minuti e fino a 8.000 PPB con un’impostazione di 10 minuti, tramite elettrolisi SPE/PEM con elettrodi in titanio rivestiti di platino. Le due bottiglie raggiungono valori diversi perché utilizzano cicli e componenti diversi, non perché una produca un tipo di idrogeno che l’altra non produce; inoltre, un valore di PPB più alto indica una maggiore quantità di gas disciolto secondo quel metodo e in quel momento, non un giudizio complessivo su quale bottiglia sia migliore (per saperne di più su come interpretare un valore in PPB, leggi PPB dell’acqua all’idrogeno: spiegazione). Per questo confronto conta una cosa più semplice: entrambi i valori risalgono a uno strumento identificabile, a un laboratorio identificabile o a una prova documentata delle specifiche con la durata del ciclo dichiarata. È proprio il tipo di verifica a cui un’affermazione sull’«acqua strutturata» non è mai stata sottoposta.

Un modo rapido per valutare qualsiasi affermazione sull’acqua

La questione della misurabilità si applica anche al di là di questo singolo confronto. Quando un prodotto o un trattamento per l’acqua sostiene di essere diverso dall’acqua del rubinetto, tre domande permettono di distinguere un’affermazione verificabile da una non verificata.

  • Che cosa si sostiene esattamente che cambi nell’acqua? Una descrizione vaga, come «più vitale» o «assorbita meglio», è più difficile da verificare di una specifica, come «più gas idrogeno disciolto».
  • Esistono uno strumento o un’unità di misura specifici per quella proprietà? Per l’idrogeno ci sono i reagenti in gocce, i misuratori di idrogeno disciolto e la gascromatografia, che forniscono ciascuno un valore in ppm o PPB. Per un’affermazione sulla struttura dell’acqua non esiste nulla di equivalente.
  • Se viene indicato un valore, è stato ottenuto con un metodo pensato per quella sostanza o con un indicatore generico usato come sostituto? L’ORP è una misurazione reale e utile, ma non è una lettura dell’idrogeno; trattarlo come tale è un modo comune con cui un’affermazione non misurata prende in prestito la credibilità di una misurazione.

Applicando questo criterio, l’acqua all’idrogeno supera le prime due verifiche, con la precisazione che qualsiasi valore specifico dovrebbe provenire da una prova reale e non da un’ipotesi; al momento, invece, non c’è modo di verificare l’acqua strutturata. L’approfondimento che sfata i miti sull’acqua all’idrogeno esamina diverse altre affermazioni applicando lo stesso criterio, che si può usare anche per valutare altri trattamenti alternativi dell’acqua, incluso il confronto sull’acqua di shungite. Se vuoi fare ulteriore pratica, puoi chiederti: «Esiste un valore? Ed è il tipo di valore giusto?». Se vuoi vedere affiancate le specifiche in PPB dei diversi formati di acqua all’idrogeno, la collezione di prodotti per l’acqua all’idrogeno le riporta come fa questo articolo: sotto forma di numeri, non di slogan.

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